Il distacco dalla natura

  C’è una frase che mi ha sempre fatto molto riflettere e che risulta, a mio avviso, emblematica del triste destino che l’uomo si sta segnando:

- Io sono un amante della natura!

Quante volte abbiamo sentito proferire questa affermazione e quante altre volte invece l’abbiamo pronunciata noi?
Dichiararsi oggi “amanti della natura” assume una valenza sociale di elevato valore etico-morale in quanto l’argomento è sentito come determinante per la salvaguardia stessa della vita dell’uomo su questo pianeta e per tutte le creature che lo popolano.
Questa asserzione moderna, chiara e diretta, apparentemente inequivocabile, dovrebbe racchiudere in sè, attraverso l’esposizione di quelle poche parole, la testimonianza di un preciso stile di vita proteso alla salvaguardia del pianeta in senso ecologico.
Se io mi definisco un “amante della natura” significa che ritengo di appartenere a quella parte di uomini che attraverso l’uso della ragione, è più attenta alle problematiche ambientali; allo stesso tempo però, riservandomi d’appartenere ad una determinata categoria, cioè quella degli “amanti della natura”, sostengo possa esistere anche una categoria contraria, ovverosia quella degli uomini “non amanti della natura”. Già il ragionare attorno ad una categoria di persone che “non amano la natura” è un disquisire “non-sense” in quanto il terribile errore che sta alla base di tutti i ragionamenti che ruotano attorno alla “causa animale” è il concetto stesso di “natura” dal quale l’uomo sembra estraniarsi sempre di più.
Nella storia del pensiero dell’uomo si possono individuare quattro diversi concetti di “natura” che differiscono fra loro per le conclusioni speculative che se ne possono dedurre. Tuttavia in questi concetti non emerge mai chiaramente un netto antropocentrismo ovverosia un distacco così evidente tra l’uomo e la natura come invece parrebbe far intendere la frase attorno alla quale stiamo ragionando.
Per esporre velocemente i diversi concetti di natura, riassumo brevemente ciò che l’uomo è stato in grado di concludere finora, riflettendo circa il termine di “natura”:
La più antica e rispettabile definizione ci arriva da Aristotele il quale la definì come “la sostanza delle cose che hanno il principio del movimento in se stesse”. In tal senso, è il principio della vita e del movimento, e quindi della forma o della sostanza delle cose, in virtù della quale le cose si sviluppano e divengono esattamente ciò che sono. La seconda concezione è relativa alla natura intesa come ordine e necessità e connettendosi con il pensiero di “legge naturale” ha avuto una importanza grandissima nella morale e nel diritto. La natura di ordine metafisico invece, condivisa da tutte le spiritualità, integra perfettamente l’uomo con la natura accettando qualsiasi manifestazione di essa. Hegel, a tal proposito, arrivò a definire il male come qualcosa di infinitamente più alto che non i moti regolari degli astri e l’innocenza delle piante perché colui che così erra, diceva, è pur sempre spirito. L’ultima concezione di natura invece è di ordine scientifico e l’intende come “campo”  in cui si incontrano, o si scontrano, le tecniche percettive e di osservazione di cui l’uomo dispone.
Quanto sopra per dimostrare che nel concetto più profondo di natura non è mai esistito un distacco così netto tra uomo e natura in quanto egli ne è parte essenziale nonchè fondamentale collegamento affinché uomo e natura siano esattamente così come sono.
Più si afferma di essere “amanti della natura” e più si svela l’errore dell’uomo moderno che si sente ormai distaccato da ciò che in realtà è! Allontanandosi sempre più fisicamente dalla natura ed accettandosi sempre meno come animale, rinnegandone impulsi ed istinti, egli rifiuta se stesso e tutto ciò di cui più ampiamente è! Nella cultura animalista moderna viene proprio a mancare questo anello di congiunzione che permette l’unione della stessa sostanza. Così facendo la natura viene vista come una cosa a sè, distaccata dall’uomo.
Il naturismo ha riconosciuto questo errore e ritiene che la natura sia la guida infallibile per la salute fisica e mentale dell’uomo e che pertanto a tale guida l’uomo debba ritornare, nei suoi comportamenti e costumi, allontanandosi dalle creazioni artificiali della società. Lo stato di natura è ciò che di meglio l’uomo possa ritenere perfetto!
Ritroviamo questo “stato di natura” ad esempio nello stile di vita degli indiani nativi d’America.  Non esisteva per loro una specifica distinzione tra l’uomo e l’animale. Erano la stessa cosa e mai sarebbero arrivati a dire “io sono un amante della natura” perché non ne avrebbe avuto senso. Quando un indiano si nutriva dell’animale che cacciava si nutriva anche del suo spirito. Da questo traeva quindi l’energia vitale. Il bisonte ucciso continuava a vivere in lui, sia nella sua forma spirituale, sia nella sua forma materiale donando all’uomo la forza necessaria alla caccia successiva.
Non c’era una distinzione nemmeno tra uomo/animale e tutto ciò che lo circondava. Le montagne, i fiumi, le cascate, gli alberi e i loro frutti. Un continuo stato meditativo e cosciente  che faceva intuire in maniera sottile la presenza dell’energia vitale presente in qualsiasi cosa. Dalla dura roccia, al tenero fiore profumato, dall’agilità e l’imponenza dell’aquila allo spirito libero ed indipendente del cavallo selvaggio.
Ai tempi nostri un avvicinamento allo “stato di natura” avviene con chi la vive; proprio come i cacciatori, i pescatori, gli agricoltori tradizionali e tutti coloro che hanno un contatto diretto con essa e che proprio come i nativi d’america conoscono il “non-sense” nell’affermare “io sono un amante della natura” essendo, la natura, implicita in loro.
Fintantochè l’uomo si sentirà distaccato da ciò che considera attualmente “oggetto natura” non potrà mai agire per il suo bene in quanto egli verrà prima di qualsiasi altra cosa. Da una parte l’uomo, dall’altra tutto il resto. Solo ritrovando l”animalità” che ha perso in questo mondo di plastica, ove il desiderare ed il possedere l’hanno allontanato dal contatto con ciò che è, egli potrà comprendere l’importanza di un ritorno alla pura semplicità della sostanza. Il colpo di grazia, l’uomo, lo sta dando nel tentativo di allontanare sempre di più i suoi simili che mantengono ancora in parte questo contatto. Spetta a noi mantenere ben saldo ciò che altri hanno perso già da molto tempo…e lo insegneremo ai nostri figli.

Massimo Zaratin